Gruppo per difficoltà di relazione

Ogni incontro che fai è un incontro con te stesso; pochi sembrano accorgersi che gli altri sono loro. (C.G. Jung)

Le relazioni interpersonali possono apportare grande ricchezza e benessere nella nostra vita, ma talvolta possono essere fonte di intensa sofferenza e disagio. Desideriamo stare con gli altri (amici, partners, colleghi, familiari, conoscenti) ma possiamo anche vivere al tempo stesso alcune nostre relazioni, come insostenibili, limitanti o soffocanti. Se da un lato non vogliamo rimanere soli o isolarci, dall’altro può capitare di non riuscire ad instaurare relazioni intime o per noi soddisfacenti. L’incontro con l’altro implica necessariamente una quota di rischio, perché ci scopre e ci espone nella nostra intimità. In questo senso, può esserci la paura rifiuto, del giudizio, della non accettazione o dell’abbandono da parte dell’altro ma anche per altri aspetti,  il timore o l’angoscia di esserne invasi, travolti, perdendo la propria indipendenza o individualità? Tutto questo può portaci a rifuggire da alcune relazioni  o ad evitare qualsiasi coinvolgimento emotivo, intrattenendo rapporti superficiali o limitati, per controllare o evitare qualsiasi rischio. In questo modo si innalzano delle barriere difensive non solo rispetto all’altro, ma anche nei confronti dei nostri stati d’animo e sentimenti. In altri termini un rigido atteggiamento auto protettivo, può essere limitante, nella misura in cui impedisce di vivere a pieno le nostre relazioni, provocando sofferenza. Ci si potrebbe infatti chiedere in questo senso quale sia realmente il pericolo che si avverte nella relazione;  quello di essere scoperti dall’altro (di non potersi nascondere) o quello di poter scoprire e apprendere qualcos’altro di se stessi, proprio ‘attraverso’ e nella relazione con l’altro? La ‘giusta’ distanza nella relazione non può essere stabilita a priori, ma si costruisce in un continuo gioco di scambi e rimandi con gli altri, nel quale si rende necessario essere reciprocamente disposti a donare all’altro parti di sé che si tende a tenere nascoste (anche a se stessi), per poter ricevere. La vera intimità ‘emotiva’ è quella vicinanza relazionale che ci consente di porci in modo autentico con gli altri, di condividere emozioni, sentimenti profondi ed esperienze, di essere ‘noi stessi’ con gli altri; sentendoci agli altri collegati ma mantenendo al tempo stesso un proprio senso di individualità. In questo gioco relazionale, saper riconoscere un eccessiva invadenza da parte dell’altro, è ciò che può consentire di dare più spazio alla propria individualità; così come una maggiore consapevolezza del proprio distacco o allontanamento, può consentire di recuperare e ristabilire una maggiore vicinanza emotiva e presenza nella relazione. Il gruppo terapeutico che proponiamo è finalizzato a favorire una maggiore consapevolezza delle proprie modalità di interazione con gli altri, ponendo attenzione anche ai risvolti inconsci, una condivisione  dell’esperienza emotiva, attraverso la facilitazione dello scambio e del confronto tra i partecipanti. In un gruppo ci sono anche limiti e regole che devono essere rispettati, come lasciar parlare gli altri senza prevaricarli (anche quelli che hanno più difficoltà a prendere la parola) e saper ascoltare. Il gruppo inoltre rappresenta dunque un luogo protetto e privilegiato, per poter sperimentare e apprendere modalità relazionali più funzionali ed efficaci alla soddisfazione dei bisogni emotivi più profondi, ma anche per poter vivere quell’esperienza emotiva del sentirsi accolti, compresi e accettati dagli altri, che non si è potuta vivere nei contesti familiari e sociali di appartenenza. Il gruppo inteso dunque come processo di interazione e scambio tra i partecipanti che ne sono parte, diventa il principale strumento terapeutico di cambiamento, oltre a contenere le ansie e a permettere il superamento di isolamento sociale. 

A cura della Dott.ssa Rita Maggini 

Gruppo per la dipendenza affettiva

La frequentazione di un gruppo terapeutico si è verificata molto efficace nel trattamento delle dipendenze affettive. 

Si è notato, infatti, che attraverso la condivisione ed elaborazione con gli altri è possibile acquisire consapevolezza dei vissuti di vuoto, della paura dell’abbandono, della manipolazione relazionale. Inoltre, nel gruppo si può divenire coscienti di tutti quei comportamenti incontrollati che si mettono in atto per tenere legato a sé il proprio partner ad ogni costo. 

Grazie ai processi di rispecchiamento che avvengono nel qui ed ora del gruppo, ogni partecipante può recuperare, a poco a poco, l’autostima, sviluppando un amore di sé che lo porterà ad accettare benevolmente il proprio bisogno di dipendenza. Tutto ciò permetterà al paziente di “porsi al centro” trattandosi con affetto, dirigendo verso il proprio io l’investimento di tempo, cure ed energie, fino ad allora attivate compulsivamente, nei reiterati tentativi di farsi amare e accettare simbioticamente dall’altro. 

Nel gruppo, inoltre, diventerà possibile elaborare la propria storia di dipendenza, vedere,  e comprendere, attraverso gli altri, i propri comportamenti di sottomissione.  

Partecipare ad un gruppo terapeutico permette di uscire dall’isolamento, poiché le persone possono raccontare la propria esperienza, il proprio vissuto, i propri disagi in un ambiente protetto ed esente da giudizio. Condividere quello che riteniamo, in un certo qual modo, inconfessabile ci fa somigliare un po’ agli altri nonostante le diversità sociali, famigliari, lavorative, ecc.

A cura della Dott.ssa Raffaella Grassi